Città di Bisacquino - Unione Comuni Valle del Sosio (PA) - CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE - SERVIZIO DI PROTEZIONE CIVILE
Nota introduttiva  al progetto "...oltre le regole"                                                                            

di Pietro FISCHIETTI     

Assessore per le politiche giovanili e la pubblica istruzione del Comune di Bisacquino

Nel corso della sua ormai millenaria storia, Bisacquino ha cambiato varie volte nome: “Busekin”, “Bisacqua”, “Busacchinum” sono le tre tappe etimologicamente provate. Ma se oggi si dovesse cambiarlo ancora una volta, non c’è dubbio che uno solo potrebbe sostituire il caro vecchio nome che conosciamo: e questo nome  è “Birracquino”.

Al di là della battuta, il problema dell’alcol tra i giovani è davvero rilevante, e anche se un  certo imbarazzante ottimismo ci fa pensare che comunque tale malessere è diffuso un po’ ovunque, dai centri minori alle grandi città, tuttavia questo non è un buon motivo per nascondere la testa sotto la sabbia ma, è giusto che se ne parli per indagare e le cause e le soluzioni.. Se risaliamo indietro nel tempo, diciamo agli albori dell’umanità, è noto come perfino il vecchio patriarca Noè non sia rimasto immune da una solenne ubriacatura e sappiamo anche che i Greci prima e i Romani poi hanno divinizzato il vino nelle figure di Dioniso/Bacco, vino che costituiva l’elemento principale nelle libagioni durante i banchetti e che con le stesse funzioni ha trovato posto nella simbologia cristiana, dove rappresenta il sangue di Cristo.

Questa premessa è utile per dire come il vino, o l’alcol in generale, sia da sempre un compagno dell’essere umano ma che questi, come in tutte le cose, ne ha stravolto l’utilità e laddove un bicchiere di vino poteva “fare buon sangue”, secondo quanto affermato dai medici, si è invece andata sostituendo la cultura dell’eccesso. Va detto che l’eccesso di alcol per molti non rappresenta un problema. Anzi: gli adulti, perfino gli anziani, vedono in esso un elemento capace di creare allegria e spirito di comitiva, e molti giovani credono nell’ubriacatura come  in un modo sicuro ed efficace per far colpo sulle ragazze. Le quali a loro volta, spiace dirlo, non sono da meno dei ragazzi. Il motivo per cui la sbronza non appare per nulla un problema ma addirittura una consuetudine,un rito, insomma qualcosa di codificato nel tempo, è che si pensa al vino (utilizziamo questo come paradigma dell’alcol in generale ma potremmo elencare tutta una serie di bevande a partire dalla birra, diffusissima a tutti i livelli d’età) per nulla uguale ad una droga. In sostanza, si pensa: le droghe leggere sì, quelle portano ad assuefazione, ma la sbronza no, non ci azzecca proprio. E invece, l’alcol porta alla dipendenza né più né meno di quelle e gli effetti sul nostro organismo non sono affatto irrilevanti.
Potesse parlare il fegato…

A dimostrazione di ciò possiamo riportare brevemente alcuni dati relativi alle conseguenze dell’eccesso di alcol e qualche considerazione di tipo medico: -    l’alcol è la droga più conosciuta, la più antica e diffusa del mondo, nonostante la sua elevata tossicità. Esso ha un’azione tossica sulle cellule, e quindi sugli apparati e sulle funzioni del nostro organismo. In particolare, l’eccesso di alcol danneggia in primo luogo: o  il sistema nervoso, perché provoca disordini motori (tremori, convulsioni, epilessia, paralisi) e disordini sensitivi (alterazioni degli organi di senso, allucinazioni, etc); ritarda i riflessi; indebolisce la volontà, l’intelligenza, la memoria,etc; o  il fegato, perché provoca la cirrosi epatica e la degenerazione grassa delle sue cellule; o  il  feto, provocando la sindrome alcolica fetale, ritenuta la più importante causa di ritardo mentale.   Erroneamente si pensa che l’alcol sia un eccitante. Gli effetti dell’alcol sul sistema nervoso, in realtà, sono sempre di tipo depressivo e dipendono dalla quantità di alcol presente nel sangue. Parallelamente all’aumento di alcol in circolo, si hanno effetti acuti di gravità crescente: o  euforia e perdita delle inibizioni, dovuta alla depressione dei centri nervosi inibitori; o  disturbi nell’acutezza visiva, scoordinamento muscolare e allungamento dei tempi di reazione; o  stato d’incoscienza fino anche alla morte. L’alcol è una droga fra le più temibili, anche se il suo consumo è legale. Può provocare tolleranza e dipendenza fisica e psichica. Numerose persone consumano regolarmente alcol per affrontare situazioni di stress, per superare problemi di noia, per divertirsi, ecc.. Solo in alcuni si manifesta il desiderio irrefrenabile (compulsione) di bere e l’incapacità di controllare tale desiderio. 

Ma perché i giovani bevono? Se accantoniamo per un attimo due delle cause comunque principali, ossia il ricorso all’alcol per “farsi vedere” e per “sentirsi più grandi”, espedienti questi per fare una sorta di debutto in società, una società che con il suo consumismo esasperato invoglia chiunque ad uniformarsi agli altri perfino nel bere, rimangono quelle più “serie”: il malessere interiore, la solitudine, la voglia di evadere. Il primo caso è tipico di tanti ragazzi: non è un mistero che l’adolescenza, specialmente, con tutte le sue contraddizioni crei le condizioni per affogare nell’alcol quella mancanza di certezze che deriva dal comprendere ogni giorno di più il mondo e i suoi aspetti meno belli, tale che la famiglia o la Chiesa, poli fino a questo momento di stabilità, di colpo perdano di interesse per essere sostituite da ciò che può creare l’oblio delle proprie paure.

La solitudine è un cavo diverso: quando ci si sente soli è più facile lasciarsi andare anche in quello che non si crede e l’alcol può essere un buon viatico per sfogare l’amarezza di non saper costruire alcun buon rapporto, nessun legame che valga. Infine, l’evasione. Bere, e farlo fino all’eccesso, è a volte un modo per sfuggire dal cappio costituito dalle regole dei benpensanti ma questa evasione spesso non è altro che una falsa libertà perché si vuole scappare da qualcosa e si finisce per incappare in un’altra, che è la tristezza degli ideali falliti. Tuttavia la causa assolutamente primaria che conduce all’eccesso di alcol è la noia. E’ la noia che in un paese come Bisacquino, così povero a volte di attrattive e così ricco a volte di nulla, porta all’improvviso ad avvicinarsi al bancone di un bar e chiedere quella birra che proietta in alcuni momenti che, se non sono eterni, hanno tuttavia il pregio di occupare spazio, una goccia in quel mare di niente che è la giornata in paese, ma almeno è qualcosa…  

Dicendo questo, non ci si vuole mostrare quali fini psicologi della gioventù, perché non è nostra competenza, né ci sentiamo estranei a questo problema; tuttavia non è giusto che una questione di tale portata resti confinata ai margini di una discussione, è il caso di dirlo, da bar ma ci si pone l’imperativo categorico di proporre delle soluzioni, poiché altrimenti si cade nell’errore di criticare senza suggerire, di distruggere senza costruire.

A dire il vero, laddove tanti hanno fallito, non ci si aspetta di trovare noi gli argomenti necessari per “liquidare” il problema che vede connessi l’alcol e i  giovani, ma almeno tre suggerimenti è possibile darli:

1. se la società riesce a cambiare in meglio, l’uomo finisce per adeguarsi ad essa, come finora ha sempre fatto, e questo cambiamento non può che giovare, soprattutto se è rivolto ai più giovani, per cui tale dinamica potrebbe fungere da premessa;
2. le abitudini sane dello sport, l’inserimento nel mondo del lavoro e un rinnovato sistema di valori possono essere il viatico per un totale disinteresse verso  l’alcol: ma bisogna dire che spesso i giovani non si riconoscono in nessun sistema di valori, anche perché hanno perso fiducia nelle istituzioni che dovrebbero inculcarli, in primo luogo la Chiesa, per cui urge innanzitutto un riavvicinamento agli ideali cristiani,che sono la base del nostro vivere;
3. infine, la distruzione dei falsi miti e l’allontanamento dal concetto di uniformazione, proprio del nostro tempo, possono essere importanti, soprattutto se uniti ad una rivalutazione della persona umana e a una maggiore fiducia in se stessi.

A conclusione di questo breve scritto dedicato ai giovani e all’alcol, ci sembra molto efficace riportare un brano tratto dal libro “Il piccolo principe” di Antoine De Saint-Exupery, brano che testimonia tutta l’inutilità insita, semplicemente, nell’eccesso di bere. 

“Il pianeta appresso era abitato da un ubriacone. Questa visita fu molto breve,   ma  immerse il piccolo principe in una grande malinconia.“Che cosa fai?”,chiese all’ubriacone che stava in silenzio davanti a una collezione di bottiglie vuote e ad una collezione di bottiglie piene.“Bevo”, rispose, in tono lugubre, l’ubriacone.“Perché bevi?”, domandò il piccolo principe.“Per dimenticare”, rispose l’ubriacone.“Per dimenticare che  cosa?”, si informò il piccolo principe che cominciava già a compiangerlo.“Per dimenticare che ho vergogna”, confessò l’ubriacone abbassando la testa.“Vergogna di che?”, insistette il piccolo principe che desiderava soccorrerlo.“Vergogna di bere!”, e l’ ubriacone si chiuse in un silenzio definitivo.Il piccolo principe se ne andò perplesso.I grandi, decisamente, sono molto, molto bizzarri, si disse durante il viaggio.”


AGLI STUDENTI DELL’ISTITUTO “DON CALOGERO DI VINCENTI” BISACQUINO   

Quando si affronta la tematica dell’alcool e delle droghe e dei rischi da essi derivanti ai giovani nella funzione della guida di un veicolo si ritiene, ma a torto, che sia la solita solfa di dati snocciolati e di paternali da subire per bocca dell’agente di turno o del politico che gode nel sentire risuonare la propria voce.  

La campagna d’informazione “…oltre le regole” che mi accingo a presentare mi sembra, invece, un’occasione per sostare un attimo a pensare a quante volte perdiamo di vista il valore delle cose, e soprattutto quello della vita, in nome di eventi che ci lasciamo scivolare addosso senza avere il coraggio di affrontare se non consegnandoci ad effimere soluzioni di comodo.  

In parole più chiare, intendo dire che l’alcool o le droghe non sono mai necessarie e mai utili, nemmeno quando ci schiaccia il peso dell’esistenza, mentre la vita, bella o brutta che essa sia, è un’occasione irripetibile di sentire emozioni e di fare esperienze che proprio per questo valgono più di tutto. Mettere a rischio questo inestimabile tesoro per un bicchiere in più mi sembra un imperdonabile errore.  

Fare politiche giovanili in un mondo che va di fretta e tra giovani che cambiano ogni giorno le mode e i pensieri, nascondendo ideali che ci sono anche se tenuti quasi pudicamente celati, non è semplice e non credo che ci sia alcuno che abbia la facoltà di guarire le problematiche giovanili solamente aggiungendo alle proprie deleghe anche questa.

Ritengo che bisogna fare gioco di squadra, ed è per questo che l’Amministrazione Comunale in sinergia con il Corpo di Polizia Municipale e l’Arma dei Carabinieri sta offrendo, con questa iniziativa di sensibilizzazione, uno strumento utile per metterci tutto in gioco a riflettere e chiarirci.  

Rimane un ultimo concetto. Nessuno può insegnare la vita, anzi è proprio essa che ci fa da maestra in ogni circostanza, però quando si è giovani è normale pensare che tutto scorre e che non c’è limite che non possa essere superato, che non ci siano niente e nessuno che possano fermarti.

Ed è qui che si cade: qualcuno c’è che può interrompere tutto, se non riflette, se non ha il coraggio di amare se stesso e ciò che lo circonda, se non pensa che la vita è somma, e non sottrazione di giorni.  

Quel qualcuno sei proprio tu.