CORPO DI POLIZIA MUNICIPALE  - Comune di Bisacquino (PA)
 
 
CHI SIAMO
 
 
 
 
 
Il Corpo di Polizia Municipale / Locale conta un organico di 9 unità - è un'istituzione che svolge le funzioni di polizia amministrativa e di sicurezza urbana di competenza dell'ente locale.
Svolge anche funzioni di polizia stradale, ausiliarie di pubblica sicurezza e funzioni di polizia giudiziaria.  
 
SEDE: Corso Triona n. 14 - 90032 Bisacquino, PA
Orario ricevimento del pubblico
Lun - Ven: 9.00 - 13.00
centralino 091 835 29 98
fax 091 830 01 29
 
  ORGANIZZAZIONE DEL CORPO
 

COMANDANTE
 
commissario capo
dott. Ignazio BACILE

 
VICECOMANDANTE
 
UFFICIO SANZIONI AMMINISTRATIVE
UNITA' OPERATIVA ESTERNA VIABILITA' E VIGILANZA
Isp.  Giuseppe ROSATO  
 
UNITA' OPERATIVA SERVIZI INFORMATIVI
Ass. capo Salvatore CARONNA
 

 
 
 
Cenni storici su Bisacquino
 
 
 
 
Sorto sul monte Triona a circa 700 mt. slm, il paese di Bisacquino segue ancora
le asperità del monte nel suo attuale impianto urbano, caratterizzandosi per le stradine
che, dal centro storico,  si mostrano ancora come furono tracciate nel medioevo: strette e tortuose, contrassegnate da archi e da cortili in alcuni dei quali si posso ritrovare le antiche edicole votive risalenti al XVII-XVIII secolo. È certo che il luogo, ben protetto e ricco di boschi, fu abitato fin dai tempi dei Sicani e che il suo nome potrebbe trarre origine proprio dall’antico romano bis-aqua per la ricchezza e l’abbondanza delle acque oppure dall’arabo buseckin, padre del coltello, per la maestria degli artigiani antichi nella lavorazione del ferro. Proprio sotto la dominazione araba del IX secolo, durante la suddivisione della Sicilia nelle tre province, le cosiddette “valli” Mazara, Demone  e Noto, la cittadina di Bisacquino fu inclusa nel “vallo”di Mazara.
Nel 1183 fu feudo del Vescovado di Monreale e dopo la dominazione sveva, angioina e aragonese finalmente nel ‘500 fu residenza di nobili famiglie tanto da meritarsi il titolo di nobilis universitas. (dal sito dell'Unione dei Comuni Valle del Sosio).
 
 
Il sindaco attualmente in carica: 
 
prof. Tommaso Francesco DI GIORGIO 
 
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Cenni sulla Storia della Polizia Locale
 
 
 
Le origini della Polizia Municipale affondano le radici nella storia antica romana e nei nuovi principi della Costituzione repubblicana del 1948.
L'aggettivazione "municipale" sta a ricordare il Municipius, la città romana abitata dai municipes, cioè da coloro che partecipano ai pubblici oneri e relativi onori (munus capere).
Il nucleo costitutivo dell’attuale Polizia Municipale è una riproduzione degli antichi istituti giuridici romani, sopravvissuti, mutatis mutandis, ad oltre duemila e cinquecentoanni di storia. (foto: Guardie Civiche del 1800).
I Vigili Urbani, infatti, nascono nell’anno 493 a.C., dell’era volgare, in Roma, con la costituzione dei Vigili plebei, guardiani del Tempio di Cerere, ai piedi dell’Aventino, dove erano depositati i “plebis scita” (norme votate su iniziativa dei tribuni) e la cassa della plebe.
 
Memorabile l’Editto dell’Imperatore Tiberio sui “Vigili viari “ per il controllo
notturno dei carri rumorosi, ed il loro forte sviluppo sotto l’imperatore Cesare Augusto (29 dopo Cristo), che arrivò a reclutarne fino a 5 Coorti, con
funzione di spegnere anche gli incendi, filo conduttore, quest’ultimo,
sviluppatosi fino ai nostri tempi.
Le Cohortes, erano formate da due distinti organi di vigilanza, con pari dignità nobiliare, uno dei quali doveva mantenere l’ordine durante le ore notturne agli ordini del Praefectus Vigilum e l’altro doveva difendere le mura della città dagli attacchi esterni, agli ordini del Praefectus Urbis.
Le unità delle Cohortes non erano formate da militari, ma estrinsecavano le loro funzioni solo esclusivamente all’interno della città e nell’interesse della stessa, a tutela del rispetto dell’ordine pubblico e delle regole della convivenza civile.
 
Questo originario nucleo definitorio accompagna l'evoluzione-involuzione di questa peculiare figura istituzionale, cresciuta all'ombra del campanile locale,
alla quale viene demandata, in ogni tempo, la funzione del controllo delle
regole che disciplinano la vita comunitaria, con le più fantasiose denominazioni, ma sempre presente sul territorio, in un rapporto madre-figlio, per la tenuta
della comunità organizzata nel diritto.
 
Durante il periodo feudale, attraverso l’istituto dell’investitura, si vivono esperienze locali le più varie e fantasiose, molte delle quali parlano di concessioni, a tutto arbitrio, di poteri in capo ad Ufficiali baronali, ducali, della Bagliva, aventi “tutti gli onori” e facoltà tutte, per effetto del privilegio “vices et voces nostras cum gladii potestate”.
(foto: Guardie Municipali del 1881)
 
Nel periodo delle Signorie, e per tutto il XVIII secolo, si registrano presenze di milizie cittadine, municipali, civiche, intruppate secondo un ordinamento gerarchico, con compiti istituzionali di difesa delle città e del loro ordine interno.
 
 
Con lo Statuto nel Regno di Sardegna (1848), e con la Legge Comunale e Provinciale (1859), venne sancita a livello legislativo la possibilità delle città di dotarsi di proprie guardie, per vigilare sul rispetto dei propri atti normativi con l’autorizzazione dei Governatori provinciali che potevano anche rifiutare la costituzione dei servizi .
 
Con le leggi di Pubblica Sicurezza (1859), invece, ci furono le prime attribuzioni
di funzioni in materia di pubblica sicurezza alle guardie municipali. Raggiunta l’unità d’Italia, questo modello venne esteso anche al resto dei territori annessi, nei quali, per altro, già esistevano corpi di Guardie Civiche. Nel 1907 Giovanni Giolitti, ministro dell'interno del proprio governo, provvide a regolare la materia riunendo le “Guardie di Città” nel Corpo degli Ufficiali ed Agenti della Pubblica Sicurezza R.D. 01 agosto 1907 n.690 , riconoscendo ai comuni di poter provvedere alla vigilanza dei regolamenti locali a mezzo proprio personale che doveva essere preventivamente riconosciuto in possesso di titoli e requisiti necessari. La disciplina dei vigili era sottoposta ai prefetti ed il servizio era disposto dai questori delle province R.D.L.26 settembre 1935 n.1952.
 
 
(foto: Guardie Municipali del 1874)
I comuni affiancarono al neonato corpo
delle "Guardie Agenti per la Pubblica Sicurezza", le Guardie Rurali, Campestri, Urbane, ed ottennero le proprie Guardie Daziarie con compiti di vigilanza sui regolamenti comunali in materia corrispondente, ma orientati soprattutto nell’ambito delle zone agresti, e le ultime
con finalità di accertare il pagamento dei tributi municipali nel movimento delle merci. Con lo sviluppo esponenziale della circolazione automobilistica nei centri urbani, alle Guardie Civiche venne anche affidato un ruolo di primo piano nella regolamentazione e controllo del traffico nei centri abitati, ruolo che tuttora identifica nell’immaginario collettivo questa figura professionale.
 
 
Significativa è l’istituzione della rotonda elevata in piazza Venezia a Roma a ricordo di quelli che furono i primi vigili del traffico. Dai primi del ‘900, come abbiamo già detto a seguito della “riforma Ricasoli” i corpi delle Guardie Civiche assunsero più spesso la denominazione di Vigili Urbani, termine con il quale vennero identificati fino all’approvazione della Legge 07 marzo 1986
n° 65, con la quale assunsero la denominazione odierna di Agenti di Polizia Municipale.
(foto: PM di Palermo in uniforme storica).
 
Legislazione
 
La polizia locale (municipale e provinciale) è disciplinata dalla Legge quadro nº 65 del 7 marzo 1986. Poiché questo ambito comprende materie di competenza legislativa sia statale che regionale, la legge quadro è integrata in ogni regione da leggi specifiche che disciplinano, tra le altre cose, i distintivi di grado, la foggia delle uniformi e dei mezzi di servizio.
L’attività di vigilanza, prevenzione e repressione della polizia municipale, in campo sia amministrativo che penale, si esplica essenzialmente nei seguenti campi:
  • Polizia urbana e rurale, con particolare attitudine al rispetto dei regolamenti
  • e delle ordinanze dell’ente locale
  • Codice della Strada
  • Commercio, pubblici esercizi e spettacoli
  • Edilizia
  • Sanità locale, con l’esecuzione, tra l’altro, del T.S.O..
  • Polizia veterinaria
  • Polizia mortuaria
  • Polizia tributaria, con riferimento ai tributi imposti dall’ente locale
  • Polizia demaniale
  • Polizia ambientale
  • Accertamenti e informazioni relativi alle attività istituzionali dell’ente locale, come gli accertamenti anagrafici.
 
Nei Comandi più grandi, generalmente quelli
delle grandi città, vi è l’istituzione di nuclei specializzati, come ad esempio quelli nella lotta
al degrado urbano, nella tutela del trasporto pubblico locale, nell’attività investigativa di polizia giudiziaria, nella polizia tributaria; inoltre in molti comandi sono istituiti reparti cinofili che affiancano le altre unità per finalità di controllo
del territorio. Da annoverare anche il Reparto Elicotteristi della Polizia Municipale di Roma, in attività nei cieli della capitale al servizio della cittadinanza.
In riferimento all'art. 5 co. I della Legge n. 65/1986, quando sono in servizio, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza, gli
operatori di polizia municipale rivestono le qualifiche di:
  • Agenti o Ufficiali di Polizia Giudiziaria (in questo caso nei limiti delle proprie attribuzioni), a seconda del grado, così come statuito dall'art.57 co. 2º e 3º c.p.p.
  • Agenti di Polizia Stradale, ai sensi dell’art. 12 co. I lett. f) Codice della Strada Decreto Legislativo n.285/1992
  • Agenti di Pubblica Sicurezza, in funzione ausiliaria alle Forze di Polizia dello Stato, riconosciuti tali dal Prefetto competente per territorio, su richiesta del Sindaco.
 
 
Nell'esercizio delle funzioni di Agente e di Ufficiale di Polizia Giudiziaria, e di Agente di Pubblica Sicurezza, l’operatore di Polizia Municipale viene messo a disposizione dal Sindaco, e in questo caso dipende operativamente dalla competente Autorità Giudiziaria o di Pubblica Sicurezza.
La scelta di armare o meno la Polizia Municipale è rimessa alla potestà decisionale dell’ente locale. Il D.M. 04 marzo 1987 n. 145 stabilisce le modalità operative e il tipo di armamento che può essere adottato. La nomina ad Agente di Pubblica Sicurezza consente la frequentazione del corso di abilitazione all’uso delle armi da fuoco presso le sezioni del Tiro a Segno Nazionale, che rilasciano l’abilitazione a seguito del superamento con esito positivo del corso medesimo. L’arma assegnata dal Sindaco secondo le modalità stabilite con regolamento dell’Ente, a norma del D.M. 04 marzo 1987 n. 145 può essere portata
nell'ambito del territorio di appartenenza anche al di fuori del servizio. Inoltre, ai sensi dell’art. 8 del D.M. 04 marzo 1987 n. 145 agli operatori di Polizia
Municipale è consentito il porto dell'arma nei comuni in cui svolgono compiti di collegamento e rappresentanza, e comunque per raggiungere dal proprio domicilio il luogo di servizio e viceversa.
 
Fonti: ANCUPM Associazione Nazionale Comandanti e Ufficiali dei Corpi di Polizia Municipale